Erano diversi. Bellissimi, ma di una bellezza che gelava il sangue. Avevano capelli color del ghiaccio e occhi di un azzurro così pallido da sembrare quasi bianchi. E non piangevano mai. Mai.
Ecco un racconto originale ispirato a quel tema, ambientato in una sperduta località italiana. L'Ombra di Valcupa
"Non sono figli nostri," sussurrava la gente nelle taverne, con le serrande abbassate. "Sono culi di cuculo. Qualcuno li ha depositati qui e ora stanno reclamando il nido."
Tutto era iniziato dieci anni prima, durante quella che i giornali chiamarono "La Grande Assenza". Alle 10:14 di un martedì di ottobre, ogni essere vivente nel raggio di tre chilometri era caduto in un sonno profondo. Uomini sui trattori, donne al mercato, persino i cani da caccia: tutti svenuti per sei ore esatte. Quando si svegliarono, nulla sembrava cambiato. Ma nove mesi dopo, in un solo giorno, nacquero dodici bambini.
Erano diversi. Bellissimi, ma di una bellezza che gelava il sangue. Avevano capelli color del ghiaccio e occhi di un azzurro così pallido da sembrare quasi bianchi. E non piangevano mai. Mai.
Ecco un racconto originale ispirato a quel tema, ambientato in una sperduta località italiana. L'Ombra di Valcupa Il villaggio dei dannati
"Non sono figli nostri," sussurrava la gente nelle taverne, con le serrande abbassate. "Sono culi di cuculo. Qualcuno li ha depositati qui e ora stanno reclamando il nido." Erano diversi
Tutto era iniziato dieci anni prima, durante quella che i giornali chiamarono "La Grande Assenza". Alle 10:14 di un martedì di ottobre, ogni essere vivente nel raggio di tre chilometri era caduto in un sonno profondo. Uomini sui trattori, donne al mercato, persino i cani da caccia: tutti svenuti per sei ore esatte. Quando si svegliarono, nulla sembrava cambiato. Ma nove mesi dopo, in un solo giorno, nacquero dodici bambini. E non piangevano mai